14/01/2021

Cos’è Signal? È più sicura di WhatsApp? Scopriamolo

Ecco perché in tanti stanno scaricando la nuova app di messaggistica

WhatsApp è il male, viva Signal. Uhm, non proprio. Andiamo con ordine. In queste ore molti utenti in tutto il mondo sono corsi a scaricare l’app Signal in preda alla paura per la violazione della privacy da parte delle concorrenti più “anziane” WhatsApp e Telegram. Ma è veramente così? Innanzitutto va detto che si parla di una forte ascesa di Signal già da agosto 2020, ma quello che ha fatto schizzare i numeri della nuova applicazione (anche in borsa) sono due avvenimenti: la notifica sulle modifiche all’informativa privacy di WhatApp e i tweet abbastanza eloquenti di personaggi illustri come Elon Musk ed Edward Snowden, riconosciuti come paladini della sicurezza digitale.

Cos’è Signal

Semplicemente un’app di messaggistica istantanea, nata nel 2013, in tutto e per tutto identica a WhatsApp e Telegram per funzionamento. Gli ultimi dati parlano di oltre 10 milioni di download su Play Store (WhatsApp, per quanto ci è dato sapere, ha superato di gran lunga il miliardo e mezzo di installazioni) e in principio era usata soprattutto da attivisti, giornalisti o smanettoni che hanno a cuore la segretezza delle proprie conversazioni. Ah, dietro Signal c’è la Signal Foundation, finanziata da donazioni e – tra gli altri – da Brian Acton, fondatore di WhatsApp che lasciò l’azienda nel 2017 dopo l’acquisizione di Facebook.

Perché Signal è sicura?

Gli esperti di sicurezza informatica l’hanno definita più sicura delle concorrenti poiché è ridotta al minimo la raccolta dei dati degli utenti che la utilizzano, oltre ad avere il sistema di crittografia che protegge le chat da aziende esterne, il Signal Protocol. Signal non conserva neppure i metadati delle conversazioni (quindi le informazioni su dove, quando e con chi chattano gli utenti) e questo non avviene né su WhatsApp, né su Telegram.

Ma basta realmente questo per spingere milioni di persone a scaricare una nuova app? Non proprio. Come sempre è il mercato a dettare le regole e in questo caso influencer del calibro di mr. Tesla hanno spinto tante persone a provarla. Sarà quindi solo il tempo a dire se Signal rimpiazzerà WhatsApp, ma non è così facile spostare quasi 2 miliardi di persone da una piattaforma all’altra semplicemente gridando: “Hey, stanno rubando i tuoi dati!”. Anche perché WhatsApp sta diventando qualcosa di più di un'app per chattare. In India, ad esempio, è stato già lanciato il servizio di pagamento e invio denaro tramite WhatsApp.

La privacy è realmente un problema?

Sul funzionamento di Signal c’è ben poco da dire, poiché basta installarla, inserire il proprio numero di telefono e il gioco è fatto, potete chattare con i vostri amici che la utilizzano, se ne trovate. Il punto centrale della questione è un altro: la privacy.

Qualche giorno fa, aprendo WhatsApp, avrete letto l’informativa (no, nessuno l’ha letta per intero) e cliccato su “Accetta”. Cosa è cambiato? A dire il vero ben poco in Europa, perché grazie al GDPR non sono state apportate grandi modifiche, se non alle regole nella sezione per negozianti che ora potranno comunicare con i loro clienti tramite WhatsApp. Cosa che tra l’altro era già in parte attuata tramite Facebook. Cosa è accaduto dopo? Sul web si è cominciato a gridare allo scandalo. Risultato: +25 milioni di utenti per Telegram e forte ascesa di Signal.

Negli USA, invece, è stata richiesta l’approvazione alla raccolta e alla condivisione di dati degli utenti con Facebook anche per scopi commerciali e per migliorare l’esperienza utente.

Resta però una domanda: la nostra privacy sulle app di messaggistica è così importante? Forse vale la pena ragionare con una visione più ampia. Posto che ognuno ha la sua idea quando si parla di dati personali, condividere la foto delle nostre vacanze geolocalizzandoci e scrivendo “Ancora 4 giorni di mare” dando quindi al mondo intero l’informazione che la nostra abitazione è vuota, è davvero più sicuro che inviare emoji, meme (e ok, anche cose di lavoro) con WhatsApp?

Questo è solo un banale esempio, ma quando decidiamo di entrare nel web, che sia navigare un sito, utilizzare un’app o parlare con Alexa, dobbiamo accettare il compromesso di dare alcuni nostri dati ad aziende che hanno scopi commerciali. Questi dati saranno utilizzati per mostrarci inserzioni mirate. O impariamo a conviverci, oppure non ne usciremo vivi.

E ok, se siete chiusi in un laboratorio e state progettando un nuovo virus in grado di paralizzare il mondo intero, magari evitate di parlarne su WhatsApp, ecco dove scaricare Signal.

(Ovviamente scherziamo, fate i bravi e non create virus!)

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di Alessio Ritucci

COPY & SEO SPECIALIST

14/01/2021
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