30 ottobre 2019

Arriva BERT, i risultati di ricerca non saranno più gli stessi

Cambia l’algoritmo: Google ci capirà di più

Un brasiliano ha bisogno del visto per un viaggio verso gli Stati Uniti? Quanti di noi hanno fatto una ricerca simile negli ultimi tempi? Questo è solo un esempio, ma effettivamente il nostro modo di “parlare con Google” è cambiato molto negli ultimi anni. Oggi tendiamo a dialogare con il motore di ricerca e questo è indotto da diversi fattori: in primis stanno prendendo sempre più piede le ricerche vocali e non ce la sentiamo di parlare come dei robot. In secondo luogo, sistemi come Alexa o Google Home ci stanno abituando a dialogare con le intelligenze artificiali.

Ed è per questo che Google ha lanciato il nuovo algoritmo BERT, che avrà la capacità di capire le nostre ricerche più discorsive.

Tornando all’esempio in apertura, fatto da Google sul suo blog, se avessimo digitato “Un brasiliano ha bisogno del visto per un viaggio verso gli Stati Uniti?”, fino a poco tempo fa ci saremmo imbattuti in risultati grezzi o non pertinenti. Questo perché Google non avrebbe preso in considerazione le parole di collegamento come “bisogno” e soprattutto “verso”, mostrando magari risultati inversi e opposti, come siti che spiegano ai cittadini americani se sia necessario il visto per visitare il Brasile.

Un altro esempio che pone Google è questa query: “Puoi ritirare un medicinale per qualcun altro in farmacia?” Il vecchio algoritmo non avrebbe fornito una risposta accurata al volo, mentre BERT comprende l’importanza delle parole “qualcun altro”, fornendo così come risposta i siti che spiegano come ritirare medicinali per un’altra persona.

Oggi col nuovo algoritmo, parole di collegamento come “oggi”, “vado”, “posso”, “verso” vengono prese in considerazione affinando così i risultati di ricerca.

Con BERT (Bidirectional Encoder Representations from Transformers) Google afferma di poter offrire un servizio migliore sfruttando un sistema per l’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) per trattare le informazioni scritte e parlate in modo naturale. Tradotto: se prima analizzava le singole parole di una ricerca, ora Google gestirà le parole mettendole in relazione tra loro, analizzando anche il contesto di formulazione della query di ricerca. Google quindi interpreterà la nostra ricerca, migliorando la qualità della risposta.

Al momento Google stima che questa modifica impatterà sul 10% delle risposte fornite. Si tratta di uno dei cambiamenti più rilevanti nella sua storia e il vicepresidente Pandu Nayak lo mette nero su bianco: «Understanding searches better than ever before».

Il nostro modo di parlare a Google è cambiato. E Google, finalmente, ha imparato ad ascoltarci.

di Francesco Merenda

STRATEGIST & UX DESIGNER

30 ottobre 2019
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