14 febbraio 2017

L'apostrofo di Real Time: perché "Bene o male purché se ne parli" funziona solo se non è fine a se stesso.

Il triangolo virale tra Real Time, i social e San Valentino.

Se vivete in un bunker senza connessione probabilmente non avete idea di che cosa stiamo parlando. Facciamo finta che sia così e ricapitoliamo un attimo i fatti.
Il 13 febbraio il canale televisivo Real Time fa partire una campagna promozionale con un palese errore grammaticale: Vi auguriamo un'amore che è tutto un programma. Lo fa con alcune pagine pubblicitarie sui quotidiani (sì, quella cosa di carta che si compra in edicola) e ovviamente lo fa sui social.


Il bisogno di protagonismo assoluto di buona parte della popolazione dei social fa immediatamente gridare allo scandalo. "Ecco, tana per quegli ignoranti di Real Time!", "Mandate a casa il copywriter!". Poi scatta il secondo giro di riflessioni: "Ma no, ci stanno facendo apposta", oppure "Si sono sbagliati sui giornali e quindi per fare finta di niente lo pubblicano anche su Facebook!" (cosacosacosa?). Fino al fatidico "Bene o male purché se ne parli".
Allora: chi si occupa di comunicazione sa benissimo che il bene o male purché se ne parli è cosa di un'altra epoca; oggi una shitstorm non fa bene a nessuno. Far parlare male del proprio brand senza un reale obiettivo è nella stragrande maggioranza dei casi una cagata pazzesca. Ma non è questo il caso.


E infatti oggi, nel giorno di San Valentino, arriva il puntino sulla i che tutti stavano aspettando. Real Time lancia una petizione diretta all'Accademia della Crusca per cambiare genere alla parola "Amore" (Qui la petizione). Lo fa sugli stessi canali utilizzati ieri, integrando con qualche contenuto in più, come un video in cui si racconta l'iniziativa. Anche in questo caso i commenti arrivano puntuali e numerosi, di qualunque tipo. Ad alcuni è piaciuta l'idea, ad altri meno, fino alla categoria di quelli che "Si stanno arrampicando sugli specchi dopo aver sbagliato un apostrofo". Ecco, su questi vorrei fermarmi un attimo. Vi sembra possibile che abbiano messo in piedi tutto questo per mascherare un errore? Campagne stampa, spazi sui giornali, grafiche varie, petizioni e video gestiti in qualche ora per coprire un apostrofo sbagliato? Dai, su.

E quindi?

Quindi siamo semplicemente di fronte ad una bella lezione di social media marketing, che non è "Bene o male purché se ne parli" e stop. È alzare un polverone, scatenare commenti, articoli e riflessioni di ogni tipo, per poi tirare fuori dal cilindro la spiegazione, scatenando un altro polverone.
Gli obiettivi? Sicuramente è presto per giudicare se tutto questo porterà un ritorno in termini di share televisivo, ma a livello di branding è innegabile che la visibilità del marchio stia raggiungendo vette molto elevate. Probabilmente l'obiettivo di Real Time è esattamente questo.
Una strategia rischiosa e coraggiosa, se teniamo presente anche il fatto che per tutta la giornata di ieri Real Time non ha mai risposto o dato spiegazioni sulla questione, lasciando quindi alla viralità della rete -e quindi al pubblico- il pallino del gioco. Pallino che è stato poi ripreso saldamente dal brand, smontando tutti quelli che "Mandate a casa il copywriter!".
Una bella lezione di marketing, sottile e dalle diverse interpretazioni (non vi è sfuggito il gioco con la parola "genere" vero?), che sicuramente ha richiesto uno studio e una progettazione lunghi ed accurati.

P.S. "Un'amore" non si improvvisa! Se stai pensando "Figo, lo faccio anche io per la mia azienda", probabilmente potresti compiere un errore ben più grande!
 

di Federico Cerioni

WEB STRATEGIST & PROJECT MANAGER

14 febbraio 2017
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