07/06/2023

Viaggio nella Blockchain: un sistema sempre più integrato in vari settori

Un sistema decentralizzato, condiviso e autogestito. Ecco cos'è la Blockchain

Ad aprile 2023 il Parlamento Europeo ha discusso e approvato il primo pacchetto di linee guida per la regolamentazione dei flussi di criptovalute, aprendo la strada a buone prassi di chiarezza normativa condivisa alle quali nel tempo potranno ispirarsi gli altri stati e organismi internazionali (qui l’articolo). Il pionieristico regolamento prevede step successivi di ridefinizione e approfondimento, programmati per il 2024, ma ha già un impianto strutturato e definito volto a controllare e tracciare i trasferimenti di valori, contrastare il riciclaggio di denaro e monitorare il consumo di energia emessa durante le transizioni e le operazioni di aggiornamento dei database. Una svolta giuridica a 360° dunque, che consolida soprattutto una certezza: l’Internet of Value è già “il presente” e il panorama degli asset, ossia tutto ciò che possiede un valore economico quantificabile (in termini di valuta, proprietà, titoli, beni materiali o immateriali…) sta mutando in una realtà sempre più digitale e decentralizzata, condivisa e senza intermediari. Un cambio di prospettiva che è già in atto e che da anni ci riguarda da vicino anche se non sempre, o non per tutti, in modo esplicito.

In questo articolo vorremmo dunque fare un giro “dietro le quinte” dell’Internet of Value e parlare di alcuni degli elementi caratterizzanti e fondanti di questa realtà.

Un sistema decentralizzato, condiviso e autogestito

I pilastri dell’Internet of Value sono le TDL: Distribuited Ledger Technologies, dei veri e propri “libri mastri”, database o registri diffusi e condivisi tra più nodi (che possiamo identificare con i singoli gestori o partecipanti alla rete digitale) presso i quali è depositata una copia del registro stesso, secondo una relazione peer-to-peer e un principio di decentralizzazione e consenso in cui responsabilità, controllo e validazione possono essere gestite in modo potenzialmente equivalente da tutti i nodi. La generazione di algoritmi di consenso (che implica ad esempio la risoluzione di problemi matematici complessi attraverso tentativi “casuali” detta proof of work) oppure l’investimento di capitale personale come garanzia di trasparenza - proof of stake - allo scopo di incentivare la correttezza di comportamento, consente ai nodi di validare e monitorare le azioni compiute nella rete (cioè gli scambi di dati che vengono “annotati” e registrati nel database) e dunque autorizzare gli aggiornamenti del database condiviso, riuscendo in questo modo a prevenire o impedire azioni di manomissione o hackeraggio e mantenere trasparente e sicura la rete, tramite un criterio di maggioranza numerica in cui non esistono livelli gerarchici.

La sicurezza e la stabilità dell’archivio digitale condiviso sono inoltre garantite dalla crittografia che permette di proteggere l’identità degli utenti, l’entità e le caratteristiche degli asset e altri elementi relativi alle transazioni che potrebbero far risalire alle persone fisiche o alle società che partecipano alla rete.

Le TDL si differenziano tra loro per il tipo di registro, che può avere diverse strutture, o per i protocolli che regolamentano lo scambio e la circolazione di dati nella rete condivisa e l'accesso più o meno libero alla rete stessa, o ancora in base al meccanismo di consenso previsto. La tecnologia più utilizzata e attualmente sperimentata è la Blockchain, le cui caratteristiche e campi di applicazione l’hanno resa talmente nota da essere, erroneamente, considerata l’unica tecnologia in grado di consentire transazioni digitali sicure in un sistema non centralizzato (altri sistemi come IOTA o Ripple ad esempio utilizzano altre soluzioni e strutture di registro).

In cosa consiste un sistema Blockchain

La tecnologia Blockchain nasce all’inizio degli anni ‘90 con una finalità di conservazione e vidimazione di documenti digitali e solo nel 2008 viene utilizzata per realizzare la prima piattaforma che consente di scambiare valore su Internet come se si trattasse di un dato o un’informazione. Parliamo di Bitcoin, la prima (ma non l’unica) realtà digitale che consente una circolazione di valori libera in una rete condivisa e svincolata da sistemi centrali e che ha aperto la strada all’Internet of Value e al futuro che ci aspetta. Ma quali sono le caratteristiche della Blockchain e perché è diventata così fondante anche al di là di Bitcoin e delle altre criptovalute?

L’etimologia del nome descrive benissimo la sua struttura: si tratta di una catena di “blocchi” o raggruppamenti di informazioni (relative ad esempio a diverse transazioni) concatenati tra loro in successione e secondo una consequenzialità determinata dagli hash, che sono codici univoci e non replicabili equiparabili ad un’impronta digitale del singolo blocco ma che, a differenza delle impronte vere e proprie, impediscono di risalire ai dati immessi per la loro formulazione garantendo la privacy dei soggetti. Il sistema degli hash è un elemento caratterizzante e garante della stabilità della catena ma non sufficiente a proteggerla totalmente da potenziali manomissioni, ecco perché entrano in campo gli algoritmi di consenso che come abbiamo visto sono dei protocolli crittografici che vanno di volta in volta calcolati man mano che viene aggiunto un blocco. Ogni nuovo blocco creato determina pertanto una nuova versione della catena (cioè dell’archivio condiviso) che deve essere aggiornata da ciascun nodo della rete, che ne possiede a sua volta una copia in base al criterio di distribuzione alla pari e decentralizzata che abbiamo visto essere la base delle TDL.

La validazione delle firme digitali crittografate e delle variazioni della catena/registro è affidata pertanto ai nodi validatori (potenzialmente tutti i nodi possono esserlo) che essendosi accordati sui protocolli di consenso procedono all’approvazione dei nuovi blocchi (procedimento chiamato mining). Un aspetto importante è l’investimento da parte dei nodi validatori in termini di valuta o di consumo di energia necessaria per effettuare queste operazioni di consenso e validazione: tale investimento viene dunque ripagato dal sistema ai singoli nodi in vari modi, a seconda della piattaforma in questione e del protocollo utilizzato. Ecco quindi esplicitata la distribuzione peer-to-peer non solo delle informazioni e dell’archiviazione dei registri ma anche della responsabilità individuale finalizzata al buon funzionamento della rete.

Elementi fondamentali di questi sistemi sono i token: asset digitali che “rappresentano” ad esempio un valore, un diritto di proprietà, l'accesso a un bene o a un servizio ecc… le cui transazioni possono avvenire tramite tecnologia Blockchain.

Qualche esempio di diffusione ed evoluzione della tecnologia Blockchain

Il fatto di essere una rete circoscritta ai suoi membri e l’irreversibilità delle azioni registrate hanno fatto sì che i sistemi Blockchain fossero scelti perché più affidabili, più sicuri e più efficienti, in termini sia di tempo che di consumo di energia.

Tuttavia esistono diversi tipi di Blockchain che si differenziano in base allo scopo delle azioni, alla caratteristica delle informazioni e dei valori scambiati e alla tipologia di accesso alla rete o gestione dei registri. Molto dipende dai settori di applicazione e dagli scopi con cui un sistema Blockchain viene utilizzato: la tecnologia evolve costantemente, grazie anche al contributo delle community di sviluppatori che utilizzano e implementano le Blockchain pubbliche il cui software è open source dunque accessibile e modificabile dagli utenti.

Quelli che seguono sono solo alcuni esempi dei tantissimi campi di applicazione sperimentati in questi anni e tutt'ora in vertiginosa ascesa, anche in Italia.

Nel settore agroalimentare si sta diffondendo l’utilizzo di tecnologie di questo tipo per gestire la filiera produttiva, dall’approvvigionamento alla distribuzione, o per migliorare il processo di tracciamento dei beni durante tutta la supply chain garantendo la qualità degli alimenti e delle materie prime. Mentre nel settore della logistica o in quello della distribuzione di gas e petrolio uno dei vantaggi dei sistemi blockchain sembra essere la capacità di prevenire le controversie tra fornitori e distributori o le interruzioni della catena di distribuzione stessa.

La creazione di fiducia e della percezione di una maggior sicurezza da parte dell'utente e del cittadino rispetto a temi quali la privacy, il confronto tra le parti, la conservazione e la gestione di dati ha reso la blockchain una tecnologia diffusa anche presso le agenzie che collaborano con la Pubblica Amministrazione e contribuiscono al processo ormai irreversibile di Trasformazione Digitale.

Anche nel vasto campo del Digital Marketing la blockchain ha già fatto il suo ingresso attraverso soluzioni che consentono un diretto rapporto con il cliente e con la gestione di premi e ricompense volti a fidelizzare le community o tracciare il flusso di follower per monitorare o ridefinire il target.

La blockchain è stata sperimentata e scelta inoltre da case discografiche ed enti che gestiscono i diritti d’autore: tra questi ad esempio c’è Soundreef (il cui nome poche settimane fa ha campeggiato sulle testate digitali e non in relazione al mancato accordo Meta/SIAE) che dal 2020 garantisce il copyright degli artisti e il deposito di brani proprio attraverso un sistema Blockchain.

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di Elisa

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07/06/2023
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