05 febbraio 2016

Il giro del mondo con una foto

Un esperimento sociale che è partito da Ancona ed è arrivato ai confini del mondo.

Che la viralità fosse un fenomeno incontrollabile e imprevedibile lo sapevamo, ma dopo aver fatto una chiacchierata con Luca e Fabio ne siamo ancora più convinti. Chi sono Luca e Fabio? Sono i due ragazzi protagonisti di questa storia, studenti dell'Università Politecnica delle Marche che stanno sperimentando la potenza dei social network.

La storia è molto semplice: due studenti decidono di postare su Facebook una foto che li ritrae nel cortile dell'Università con un cartello in mano dal messaggio diretto e chiaro che invita a condividere e commentare la foto per testare la potenza dei social network e vedere quanto lontano nel mondo potrà arrivare il messaggio in un mese. I risultati parlano da soli. Dopo 24 ore la foto aveva ottenuto 3.250 like, 2.260 condivisioni e 1.450 commenti.  Dopo 48 ore i numeri sono più che raddoppiati e ora che stiamo scrivendo questo post, la foto conta oltre 31.000 like, più di 7.000 condivisioni e i commenti hanno superato quota 12.000. Il caso, oltre ad essere diventato super popolare su Facebook, è finito su tutti i quotidiani locali, radio e tv, colpiti da questa vicenda e "campanilisticamente" orgogliosi di vedere Ancona fare il giro del mondo.
Una storia semplice, dicevamo, che però ci ha incuriositi e ci ha portati a voler capire cosa -secondo gli autori- ha spinto così forte questo messaggio. Li avevamo a due passi dal nostro studio e non potevamo perderci l'occasione di farci raccontare qualche curiosità e qualche evento che li ha particolarmente colpiti in questi giorni.

Ragazzi, come è nata l'idea?
«Siamo appassionati di social media, abbiamo preparato insieme un esame di comunicazione studiando Facebook e la viralità e quindi ci siamo detti: proviamo! Abbiamo iniziato a pensarci sotto Natale, poi tra gli esami e altri impegni non avevamo trovato il momento giusto, fino a pochi giorni fa.» 

Che aspettative avevate?
«Immaginavamo che i risultati potessero essere due: un flop, o il top. Le incertezze c'erano, dato che non avevamo un tema sociale alle spalle o un progetto particolare che potesse spingere le persone a condividere, però ci credevamo visto che tutti e due abbiamo un bel network di amicizie. Dopo 3 ore avevamo già coperto tutti i continenti, quindi abbiamo capito quasi subito che i risultati li avremmo avuti. Il primo commento è arrivato dalla Germania! Sicuramente non ci aspettavamo una botta così forte!»

A livello geografico, che risultati avete ottenuto?
«L'Europa l'abbiamo coperta tutta, molti dall'America Latina, negli Stati Uniti sia East che West Coast con tante condivisioni dalla zona di New York. Sono arrivati commenti dal Kenya, dalla Tanzania, da Zanzibar, Togo, Sud Africa, Polinesia Francese. Alcuni casi sono particolari, tipo un Australiano che ha visto il post da un amico di Londra, o una Falconarese che l'ha visto da un'amica di Milano. Zero risultati dall'Africa Centrale. All'inizio facevamo difficoltà a raggiungere il Giappone, probabilmente anche per una netta differenza di fuso orario. Il giorno dopo, quando mi sono svegliato avevo una quindicina di richieste di amicizia, tutte donne con il turbante, quindi significa che la foto ha iniziato a girare anche nel Medio Oriente. Una figata!» 

Quindi state raccogliendo un sacco di dati... come pensate di sfruttarli?
«Il nostro esperimento durerà un mese, alla fine del quale vogliamo inserire tutti i dati raccolti in una mappa, per tracciare la diffusione della foto. Poi sicuramente vogliamo tirare delle conclusioni sul progetto, per capire il perché un certo tipo di contenuto funziona.» 

Qual'è il motivo per cui la gente secondo voi ha deciso di condividere e commentare?
«Vediamo che le persone aiutano, ci sono molti commenti positivi e un bello spirito collaborativo. Quello che ha fatto la differenza, crediamo sia proprio il contenuto. Se avessimo messo una foto brutta, sgranata o poco intuitiva non credo che la gente l'avrebbe condivisa, o almeno non così tanto. Abbiamo scritto il cartello in modo chiaro e leggibile, poi un amico ci ha scattato la foto con un 35mm e abbiamo sistemato un po' i colori visto che quel giorno c'era la nebbia. Siamo stati attenti a ridimensionarla nella dimensione giusta per Facebook, così da fare in modo che la scritta fosse sempre leggibile, anche dal cellulare. E poi tutti e due abbiamo la faccia pulita, siamo due persone normali e questo vuol dire tanto. La gente vede la propria bacheca su Facebook come la propria cameretta o il proprio armadio: deve essere un po' ordinato. Volevamo che la foto fosse intuitiva e genuina.»

Cosa ha fatto la differenza in questo esperimento?
«All'inizio sicuramente il network che hai. Io (Luca) di amici ne ho molti all'estero che hanno divulgato tantissimo, soprattutto nell'Ohio dove ho fatto il tirocinio. Fabio invece ha fatto l'Erasmus a Budapest, quindi aveva tutto il giro dell'Est Europa. Poi all'Università la nostra è una classe internazionale, dove ad esempio c'è una ragazza turca e un kenyano. Quando sono arrivati i commenti da nazioni dove non avevamo nessun collegamento, come la Nuova Zelanda o la Corea è stato il segnale che l'esperimento stava funzionando.» 

Un ottimo risultato quindi... c'è stato qualcosa che però non vi aspettavate?
«Dopo neanche un giorno la foto è stata condivisa dalla pagina dell'Erasmus. È una pagina istituzionale, un dipartimento dell'Unione Europea. Non ci aspettavamo che potessero condividerla! Abbiamo ricevuto anche una proposta di collaborazione da un professore di un'Università tedesca che vorrebbe divulgare i risultati in un'Università della California. Dalla nostra Università ci sono arrivati i complimenti del Rettore e del Preside della facoltà, ma non ci aspettavamo neanche le prime pagine dei giornali.» 

Il fatto di aver scelto Ancona come punto di partenza, secondo voi ha aiutato?
«Sì. Se avessimo solo scritto "from Italy" probabilmente non avrebbe avuto la spinta iniziale; c'è stato un forte senso di comunità, perché la foto ha iniziato subito a diffondersi in tutti i vari gruppi della zona, sia di Ancona che dei dintorni, come Falconara. Poi è scattata la voglia nelle persone di raccontare le proprie storie legate a queste zone; se fosse stata legata a tutta l'Italia sarebbe stata troppo generale.» 

Visto che non è un progetto legato direttamente all'Università, perché avete scelto Villarey?
«Non è stato un caso. Il nostro percorso di studi è legato a Villarey e abbiamo sfruttato anche la community dell'Università. Anche i professori sono stati contenti e hanno ricondiviso la foto; lo immaginavamo e abbiamo "giocato" anche su questo fatto! E poi il concetto di "campus" è sempre apprezzato sui social.» 

La soddisfazione più grande?
«Al di là dei numeri, quello che ci colpisce molto è il lato umano di tutta la vicenda. Vedere gente che dall'altra parte del mondo ti manda una foto del panorama che vede dalla finestra di casa, fa molto piacere. Ci sono arrivate foto da Miami, dalla Groenlandia e addirittura dall'Antartide! In tanti ci scrivono messaggi privati e ci raccontano le loro storie, tipo di famiglie che hanno vissuto in Ancona, parenti lontani nelle Marche o vacanze fatte nella Riviera del Conero. Stiamo raccogliendo tantissimi bei racconti! Poi chiaro, ci fa piacere anche la popolarità che stiamo avendo in questi giorni e il fatto di essere intervistati da radio, tv, giornali e blog. Ci viene da ridere quando per strada questi giorni vediamo qualcuno che ci indica!» 

Tutto molto bello, ma... avete avuto anche critiche o commenti negativi?
«Più che altro qualche situazione da moderare: abbiamo dovuto cancellare un paio di commenti con le bestemmie. Qualcuno ci ha scritto "andate a studiare!", ma in realtà questo è uno studio! La cosa bella è che quando ci arriva una critica, sono gli altri utenti a difenderci, come quando ci criticavano per aver scritto in inglese e non in italiano e una ragazza ha spiegato che scrivendo in italiano avremmo raggiunto molte meno persone; la risposta è stata "ma tu chi sei? al massimo ci deve rispondere Luca De Angelis!"» ​

Qualche curiosità? 
«All'inizio avevo (Luca) l'account molto chiuso a livello di privacy, quindi per permettere a tutti di commentare o condividere ho dovuto modificare le impostazioni del mio profilo. Questo sicuramente ci ha fatto perdere qualche like. Poi quando il post ha iniziato a diffondersi, Facebook mi è andato in tilt: non riuscivo più a commentare o a condividere niente, fino a quando si è stabilizzato. Adesso non mi arrivano neanche più tutte le notifiche. Riuscire a seguire tutto è comunque difficile, è da lunedì che non pranzo! Mi hanno anche chiamato dalla radio, al telefono c'era Carmen Consoli prima di me e io non ero mai stato in diretta radio... una bella esperienza!» 

Come riassumereste tutta questa storia in un unico concetto?
«Ti mandano le foto dai confini del mondo e tu sei qui. Il bello è questo. Tutta roba in rete, ma siamo umani tutti.»


Insomma, una bella chiacchierata che ci ha fatto conoscere qualche retroscena di questa vicenda e ci ha portato a trarre qualche conclusione interessante. La storia di Luca e Fabio è la dimostrazione che quando un'idea viene supportata da una strategia, i risultati si possono ottenere facilmente. La cura del contenuto, il network, la semplicità e il linguaggio sono gli elementi vincenti della viralità. 

 

Ah, ragazzi... Per chi non l'avesse ancora vista, la foto è questa!

di Federico Cerioni

WEB STRATEGIST & PROJECT MANAGER

05 febbraio 2016
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